
Il benessere dei giovani non si misura solo online. Una condizione spesso associata al disagio giovanile è quella dei NEET, i ragazzi che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione.
Nel 2024 in Italia erano NEET il 15,2% dei giovani tra 15 e 29 anni, contro l’11,1% della media europea. L’Italia è 2ª su 27 Paesi: solo la Romania ha un valore più alto (19,4%). I valori più bassi si registrano in Paesi Bassi (4,9%), Svezia (6,3%), Malta (7,2%).
Una discesa rapida dopo il 2021
La serie storica racconta un miglioramento importante. Dopo il picco del 2014 (26,3%), la quota italiana è scesa lentamente fino al 22,3% del 2019, è risalita nel 2020 e poi è calata rapidamente: 19,0% nel 2022, 16,1% nel 2023, 15,2% nel 2024. Il divario con l’Europa si è ridotto da circa dieci punti a 4,1.
Resta una differenza di genere: nel 2024 erano NEET il 16,6% delle giovani italiane e il 13,8% dei giovani.
Il legame con il benessere digitale
L’obiettivo europeo per il 2030 è portare la quota di NEET sotto il 9%. Per i ragazzi che non studiano e non lavorano il rapporto con la rete può essere diverso da quello dei coetanei: più tempo disponibile, meno struttura nelle giornate, maggiore rischio di isolamento. Le competenze digitali, d’altra parte, sono anche una leva per rientrare nella formazione e nel lavoro. È un tema su cui le politiche giovanili e quelle digitali dovrebbero dialogare.
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