
Secondo l’indagine Eurostat sull’uso delle ICT, nel 2025 il 31,4% dei giovani italiani tra 16 e 24 anni ha interagito online con la pubblica amministrazione negli ultimi dodici mesi, attraverso siti o app di enti pubblici. Nella media UE-27 la quota è del 52,8%.
L’Italia terzultima in Europa
Tra i 27 Paesi UE l’Italia è venticinquesima: dietro ci sono soltanto Bulgaria (22,8%) e Romania (15,5%). In testa ci sono Finlandia (89,3%), Danimarca (87,4%) e Ungheria (84,6%); Spagna e Francia sono al 56,9%, la Germania al 51,0%. Dal 2022, primo anno della definizione attuale, il dato italiano è passato dal 30,5% al 31,4%, mentre la media UE è salita dal 46,9% al 52,8%: la distanza è cresciuta da 16,4 a 21,4 punti.
I giovani dietro agli adulti
In Italia i giovani usano i servizi pubblici online meno degli adulti: tra i 25 e i 54 anni la quota è del 49,8%, tra i 55 e i 74 anni del 38,9%. Nella media UE i giovani sono sotto la fascia 25-54 anni (64,5%), ma sopra quella 55-74 (49,0%). La distanza dall’Europa è più ampia tra i 16 e i 19 anni: 21,4%, la metà della media UE (42,8%); tra i 20 e i 24 anni il dato sale al 39,9%, contro il 61,5%. Guardando alle singole attività, il 25,4% dei giovani italiani ha cercato informazioni sui siti della pubblica amministrazione (UE 41,0%) e il 21,1% ha prenotato online un appuntamento (UE 36,6%). L’indagine non spiega queste differenze; un’ipotesi da verificare è che, per i più giovani, molte pratiche passino ancora dai genitori.
Perché interessa a famiglie e scuole
Iscrizioni, certificati, borse di studio, prenotazioni: molti passaggi con la pubblica amministrazione si possono fare in rete, e saperli fare da soli fa parte delle competenze digitali di cittadinanza. Il dato si legge insieme a quelli sulle competenze digitali e sull’uso di internet dei giovani, che trovate su questo sito.
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