
L’espressione nativi digitali suggerisce che i giovani, cresciuti con internet, siano naturalmente più competenti degli adulti. I dati raccolti in questi mesi permettono di verificarlo, confrontando i 16-24enni con l’intera popolazione di 16-74 anni in Italia.
Il risultato è sfumato. In alcune attività il divario generazionale è ampio, in altre è minimo, in due è addirittura rovesciato.
Dove i giovani fanno di più
Il vantaggio dei giovani è netto nell’uso dei social network (81,4% contro 56,4%), nei materiali didattici online (56,4% contro 27,0%) e nell’intelligenza artificiale generativa (47,2% contro 19,9%). È più contenuto nelle videochiamate, ormai diffuse a tutte le età.
In due casi il rapporto si rovescia. Nella ricerca di informazioni sulla salute i giovani sono leggermente sotto la media della popolazione (57,6% contro 62,1%), nella lettura di notizie online lo sono in modo più netto (48,7% contro 54,4%).
Competenze e spirito critico
Sulle competenze il vantaggio dei giovani c’è, ma è meno ampio di quanto l’espressione nativi digitali lasci intendere: 68,5% con competenze almeno di base contro 54,3%. Sulla verifica delle informazioni la distanza è di pochi punti: 31,9% contro 26,3%.
In sintesi, i giovani usano di più la rete, ma non sono automaticamente più capaci di valutarla. Per l’educazione digitale è il messaggio più importante: le competenze critiche non si acquisiscono con l’uso, vanno insegnate, ai ragazzi come agli adulti che li accompagnano.
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