
Vedere un contenuto dubbio è il primo passo; verificarlo è il secondo. Eurostat chiede a chi usa internet se, nei tre mesi precedenti, ha controllato la veridicità di informazioni o contenuti trovati online, e in che modo.
Nel 2025 lo ha fatto il 31,9% dei giovani italiani tra 16 e 24 anni, contro il 39,5% della media europea. L’Italia è 20ª su 27. In testa ci sono Irlanda (75,0%), Paesi Bassi (61,3%), Svezia (55,1%); in coda Grecia (9,0%), Cipro (13,5%), Bulgaria (24,8%).
Come si verifica
Il metodo di gran lunga più usato è il controllo delle fonti o la ricerca di altre informazioni in rete: lo ha fatto il 29,6% dei giovani italiani (UE: 35,8%). Molto meno frequenti sono il confronto nelle discussioni online (7,1%) e il confronto fuori dalla rete, parlando con altre persone o consultando fonti non digitali (9,2%, contro il 19,3% europeo).
Proprio quest’ultimo dato merita attenzione: in Italia i giovani parlano con altre persone delle notizie dubbie la metà delle volte rispetto ai coetanei europei. È un canale su cui famiglie e insegnanti possono intervenire direttamente, rendendo normale chiedere e discutere di ciò che si è letto.
Perché non si verifica
Il 10,1% dei giovani italiani dice di non aver verificato un contenuto perché già sapeva che la fonte non era affidabile, la metà del valore europeo (20,1%). Solo il 2,0% indica come motivo la mancanza di competenze.
Nel tempo la quota italiana di chi verifica è scesa dal 34,9% del 2021 al 29,6% del 2023, per poi risalire al 31,9%. Nel 2021 era allineata alla media europea; oggi è 7,6 punti sotto.
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