
La disinformazione è una delle preoccupazioni principali quando si parla di giovani e rete. Eurostat chiede alle persone se, nei tre mesi precedenti, hanno visto su siti di notizie o social network informazioni o contenuti che ritenevano falsi o dubbi.
Nel 2025 ha risposto di sì il 48,6% dei giovani italiani tra 16 e 24 anni, contro il 66,3% della media UE. L’Italia è 26ª su 27: solo la Grecia ha un valore più basso. In Danimarca e nei Paesi Bassi la quota supera l’80%.
Vedere meno falsi o accorgersene meno?
Il dato va letto con attenzione. Una quota bassa non significa necessariamente che i giovani italiani siano esposti a meno disinformazione: può significare anche che la riconoscono meno. L’indicatore misura infatti la percezione di aver visto contenuti falsi, e dipende dalla capacità di identificarli.
Due elementi fanno propendere per una lettura prudente. Il primo: tra i Paesi europei, dove i giovani hanno più spesso competenze digitali di base anche la quota di chi nota contenuti falsi tende a essere più alta (correlazione di 0,58 tra i due indicatori). Il secondo: in Italia leggono meno notizie online e partecipano meno ai social, quindi una parte della differenza può dipendere da un uso diverso della rete.
Nel tempo la quota italiana è passata dal 51,3% del 2021 al 46,2% del 2023 e al 48,6% del 2025, mentre quella europea è salita dal 61,7% al 66,3%.
Riconoscere prima di verificare
Il primo passo contro la disinformazione è accorgersene. Per questo un valore basso non è necessariamente una buona notizia. Insegnare a riconoscere i segnali di un contenuto dubbio, come titoli sensazionalistici, fonti assenti, immagini fuori contesto, è una competenza che la scuola può sviluppare in modo sistematico. Sabato prossimo vedremo quanti giovani, dopo aver incontrato un contenuto dubbio, provano a verificarlo.
Scopri il tuo profilo
Il nostro checker gratuito misura l'esposizione digitale di tuo figlio in 2 minuti.
Fai il test →