
L’esposizione a contenuti d’odio è uno dei rischi più citati della vita online dei ragazzi. Nel 2025 la rilevazione europea sull’uso delle tecnologie digitali ha chiesto se, nei tre mesi precedenti, si fossero incontrati in rete messaggi considerati ostili o degradanti verso gruppi di persone o singoli individui.
Nella media dell’Unione ha risposto di sì il 53,0% dei giovani tra 16 e 24 anni, contro il 39,7% della popolazione di 16-74 anni. I valori più alti si registrano in Finlandia (75,9%), Irlanda (74,3%), Slovacchia (64,4%). Per l’Italia il dato non è pubblicato, come per Cechia, Danimarca, Estonia, Spagna e Croazia.
Contro chi sono rivolti
Tra i giovani europei che hanno incontrato questi messaggi, il 76,1% li ha visti rivolti contro persone per le loro opinioni politiche o sociali, il 68,6% per l’origine etnica o razziale, il 65,5% per l’orientamento sessuale. Rispetto agli adulti, i giovani notano più spesso l’odio legato all’orientamento sessuale, al sesso e alla disabilità.
L’esposizione è massima tra i 16 e i 34 anni, intorno al 53%, e diminuisce poi con l’età fino al 22,3% dei 65-74enni.
Perché serve il dato italiano
Senza un dato nazionale confrontabile è difficile misurare l’efficacia delle politiche di contrasto all’odio online e al cyberbullismo, che in Italia sono oggetto di una legge specifica dal 2017. Il dato europeo offre solo un ordine di grandezza, che non può sostituire una misura nazionale. Sarebbe utile che il dato italiano fosse reso disponibile nelle prossime diffusioni.
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