
L’intelligenza artificiale generativa è entrata anche nello studio. Eurostat distingue tre scopi d’uso: privato, lavorativo e legato all’istruzione formale, cioè scuola, università o corsi che rilasciano un titolo.
Nel 2025 il 32,3% dei giovani italiani tra 16 e 24 anni ha usato strumenti di IA generativa per l’istruzione formale, contro il 41,0% della media europea. L’Italia è 24ª su 27. I valori più alti si registrano in Spagna (59,4%), Cechia (58,8%), Estonia (58,0%).
In Italia l’IA è soprattutto uno strumento di studio
Il confronto tra scopi mostra una particolarità italiana. Nella media europea i giovani usano l’IA più per scopi privati (45,0%) che per lo studio (41,0%). In Italia è il contrario: lo studio (32,3%) supera l’uso privato (24,9%). L’uso per lavoro, a quest’età, è marginale (7,0%).
In altre parole, per molti ragazzi italiani l’intelligenza artificiale è entrata nella vita attraverso i compiti e lo studio. È un’indicazione importante per le scuole, che si trovano a gestire uno strumento già diffuso tra gli studenti.
Chi non la usa, e perché
Tra i giovani che non hanno usato l’IA generativa, il motivo di gran lunga più citato è che non ne avevano bisogno: 75,2% in Italia, 74,8% in Europa. Solo l’8,6% dice di non saperla usare e il 3,0% indica preoccupazioni per privacy o sicurezza.
Il ritardo italiano, quindi, non sembra dovuto principalmente a timori o difficoltà tecniche. Per la scuola si apre uno spazio di lavoro: insegnare non solo a usare questi strumenti, ma a usarli bene, verificando le risposte e riconoscendo quando l’aiuto diventa sostituzione del proprio ragionamento.
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