
In pochi anni gli strumenti di intelligenza artificiale generativa, capaci di produrre testi, immagini o codice a partire da una richiesta, sono entrati nella vita quotidiana. Eurostat ne misura l’uso nella rilevazione sull’uso delle tecnologie digitali.
In Italia li ha usati nei tre mesi precedenti il 47,2% dei giovani tra 16 e 24 anni, contro il 63,8% della media europea. L’Italia è 26ª su 27: solo la Romania ha un valore più basso. In testa ci sono Grecia (83,5%), Estonia (82,8%), Cechia (78,5%).
Una tecnologia dei giovani
Il divario generazionale è netto. In Italia l’uso scende dal 47,2% dei 16-24enni al 31,4% dei 25-34enni, fino al 4,5% dei 65-74enni. Tra tutte le persone di 16-74 anni la quota è del 19,9%, meno della metà di quella dei giovani.
In tutte le fasce di età l’Italia resta sotto la media europea, con distanze di 15-20 punti tra i 16 e i 44 anni. È un ritardo che riguarda l’intera società, non solo i ragazzi.
Una domanda educativa
Per quasi un giovane su due in Italia, e per due su tre in Europa, l’intelligenza artificiale è già uno strumento d’uso. La questione per scuole e famiglie non è più se i ragazzi la usino, ma come: per capire o per copiare, verificando i risultati o fidandosi senza controllo, con consapevolezza dei limiti e dei rischi per la privacy. Sabato prossimo vedremo per quali scopi la usano, a partire dallo studio.
Scopri il tuo profilo
Il nostro checker gratuito misura l'esposizione digitale di tuo figlio in 2 minuti.
Fai il test →