
Ogni sito visitato, ogni app aperta lascia tracce che possono essere usate per costruire profili pubblicitari. I cookie sono lo strumento più noto di questo tracciamento. Quanto sanno difendersi i giovani?
Secondo Eurostat, nel 2025 il 35,2% dei giovani italiani tra 16 e 24 anni ha cambiato le impostazioni del browser per impedire o limitare i cookie, contro il 42,8% della media UE. L’Italia è 23ª su 27. Il 17,1% usa software che limitano il tracciamento delle attività online (UE: 22,7%).
Sanno cosa sono, li gestiscono poco
Il problema non sembra essere la conoscenza. Nell’ultima rilevazione disponibile su questo aspetto, del 2021, l’82,0% dei giovani italiani sapeva che i cookie possono essere usati per tracciare i movimenti delle persone in rete, poco sotto la media UE (84,0%). Tra sapere e agire, però, c’è una distanza ampia.
Nel tempo la quota italiana di chi limita i cookie è rimasta sostanzialmente ferma: 35,5% nel 2020, 30,5% nel 2023, 35,2% nel 2025. Quella europea è salita lievemente, fino al 42,8%. I giovani fanno comunque meglio degli adulti: tra tutte le persone di 16-74 anni in Italia la quota è del 28,9%.
Una competenza pratica da insegnare
Gestire i cookie e le impostazioni di privacy è una competenza concreta, che si può insegnare in poche ore: dove si trovano le impostazioni del browser, cosa significano le scelte nei banner di consenso, come funzionano le estensioni che bloccano il tracciamento. È il tipo di educazione digitale che produce effetti immediati e misurabili, e che riguarda anche i genitori.
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