Tecnologia

AI e adolescenti: perché il 41% chiede aiuto ai chatbot nei momenti difficili

21 Marzo 2026 · Osservatorio Benessere Digitale Giovani

Cos’è il fenomeno dei chatbot emotivi tra gli adolescenti

I chatbot emotivi sono sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dagli adolescenti come interlocutori nei momenti di difficoltà psicologica. Secondo i dati del Safer Internet Day 2026, il 41,8% degli adolescenti italiani ha chiesto aiuto a un’AI in momenti di tristezza, ansia o solitudine.

Questo dato, emerso dall’analisi dell’Osservatorio sul Benessere Digitale dei Giovani (BDG) — progetto scientifico di Troisi Ricerche S.r.l., istituto accreditato MIUR — indica un fenomeno che va oltre la curiosità tecnologica: i ragazzi stanno cercando nell’AI ciò che non trovano nelle relazioni umane.

Per cosa gli adolescenti usano l’intelligenza artificiale

I dati Generazioni Connesse mostrano che l’AI non viene usata solo per i compiti. Ecco la distribuzione per tipo di utilizzo:

Perché i ragazzi preferiscono l’AI a un adulto

Secondo Save the Children, l’AI viene apprezzata per due motivi: è sempre disponibile e non giudica. Queste sono le due cose che molti adolescenti non trovano nel mondo degli adulti.

Il professor Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te., ha sintetizzato così: le dipendenze digitali nascono da una mancanza. Quando il desiderio di relazione non trova spazio, si sposta altrove.

Il ragazzo che si confida con ChatGPT alle 23 non lo fa perché l’AI è migliore di un genitore. Lo fa perché in quel momento il genitore non c’è, o perché il ragazzo percepisce che non lo ascolterebbe senza giudicare.

Quali sono i rischi reali dei chatbot per i minori

Un chatbot non ha responsabilità verso il ragazzo. Non percepisce sfumature emotive. Non riconosce segnali di pericolo. Non può intervenire in caso di crisi.

Per un adolescente in costruzione dell’identità, un interlocutore che elimina tutte le frizioni relazionali non prepara alla vita — prepara alla dipendenza da un ambiente controllato.

C’è poi il tema della privacy: i dati emotivi condivisi con i chatbot sono tra i più sensibili immaginabili, e le policy delle piattaforme su come vengono utilizzati sono ancora opache.

Cosa possono fare i genitori: 3 azioni concrete

1. Informarsi senza panico. Chiedi a tuo figlio se usa chatbot, cosa ci trova, per cosa li usa. Senza giudicare. Il 41% è troppo alto per ignorarlo.

2. Chiedersi onestamente cosa manca. Tuo figlio trova in casa ascolto, disponibilità, assenza di giudizio? Se la risposta è no, il problema non si risolve bloccando ChatGPT.

3. Stabilire confini condivisi. L’AI può essere utile per studiare e organizzare idee. Ma non dovrebbe diventare il primo interlocutore nei momenti di difficoltà emotiva. Se lo diventa, è un segnale da ascoltare.

Dati chiave

Fonte: elaborazione Osservatorio BDG su dati Safer Internet Day 2026, Generazioni Connesse, Save the Children, Associazione Di.Te.

Domande frequenti (FAQ)

È pericoloso che mio figlio parli con un chatbot?

Usare l’AI per studiare o informarsi non è pericoloso. Diventa preoccupante quando il chatbot diventa il primo interlocutore nei momenti di difficoltà emotiva, sostituendo le relazioni umane.

Perché mio figlio preferisce parlare con ChatGPT invece che con me?

I ragazzi apprezzano dell’AI due cose: disponibilità costante e assenza di giudizio. Non è una questione tecnologica — è un segnale che il ragazzo cerca ascolto senza valutazione. Il primo passo è chiedersi cosa si può fare per offrire quello stesso spazio.

Dovrei bloccare l’accesso ai chatbot?

Il blocco totale è sconsigliato dalla ricerca. L’AI è uno strumento utile per l’apprendimento. Meglio stabilire insieme delle regole su quando e per cosa usarla, e mantenere aperto il dialogo.

Quali chatbot usano gli adolescenti?

I più diffusi sono ChatGPT (33% degli adolescenti), i chatbot integrati nei social media, e piattaforme come Character.AI (8%) che simulano relazioni emotive. Quest’ultima categoria è la più preoccupante.

Come faccio a sapere se mio figlio usa l’AI per supporto emotivo?

Il modo migliore è chiederglielo direttamente, senza giudicare. Il checker dell’Osservatorio BDG include una domanda specifica sull’uso dell’AI per supporto emotivo nel profilo di esposizione digitale.


Articolo prodotto dall’Osservatorio sul Benessere Digitale dei Giovani (BDG), progetto scientifico di Troisi Ricerche S.r.l. — istituto accreditato MIUR, Via de Rossi 57, Bari. Fonti: Safer Internet Day 2026, Save the Children, Associazione Nazionale Di.Te.

Andrea Troisi
Osservatorio BDG
Un progetto di Troisi Ricerche S.r.l.

Istituto di ricerca accreditato MIUR. L'Osservatorio è diretto da Andrea Troisi, con 18 anni di esperienza nella ricerca sociale applicata.

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